Atychifobia – Il nostro vero nemico non è il fallimento, ma la paura di fallire

Atychifobia – Il nostro vero nemico non è il fallimento, ma la paura di fallire

La paura è una delle forze più potenti nella vita. Influisce sulle decisioni che prendiamo, sulle azioni che poniamo in atto e sui risultati che raggiungiamo. Di fatto, chi siamo e cosa facciamo in qualche modo è influenzato dalla paura.
Il ruolo principale della paura dovrebbe essere quello di proteggerci, perché ci mette in guardia dai pericoli, ci invia il segnale che in una determinata circostanza forse è meglio fermarsi. Quando diventa un ostacolo e blocca completamente il nostro procedere verso una meta, diventa non più funzionale in quanto diviene un impedimento significativo che si frappone tra noi ed i nostri obiettivi. Il successo dipende in gran parte dal sapere come sfruttare la paura.
La paura si presenta in diverse forme e per una varietà di cose, alcune molto specifiche come ad esempio la paura dei ragni o dei serpenti, e altre sono più generiche, come avere paura del cambiamento, di provare cose nuove o di parlare in pubblico. Tra questi diversi tipi di paura, ce n’è uno che è molto limitante e può avere un impatto diretto sul nostro potenziale di successo: la paura di fallire detta anche “Atychifobia”. La scomoda verità è che è insita in tutti noi, da quando siamo bambini, ed è strettamente connessa con la paura del giudizio degli altri e con quella del rifiuto.
La paura di fallire è la reazione emotiva, cognitiva e comportamentale alle conseguenze negative che prevediamo per il mancato raggiungimento di un obiettivo. È l’intensa preoccupazione, il pensiero negativo e la riluttanza a intraprendere azioni, che si sperimenta quando immaginiamo tutte le cose orribili che potrebbero accadere se manchiamo il raggiungimento di un obiettivo.
La paura di fallire influenza i tipi di obiettivi che ci fissiamo, i tipi di strategie che usiamo per raggiungerli e il livello di standard che abbiamo impostato come indicatori di successo. Quando si scelgono gli obiettivi da perseguire, le persone con una dose maggiore di paura di fallire tendono a concentrare i propri sforzi più sulla prevenzione delle perdite che sul raggiungimento dei benefici che si possono ottenere. Ad esempio, pensiamo ad un giocatore di tennis, è difficile per lui mettere a segno il tiro giusto se continua a concentrarsi a non sbagliare.
Le persone che temono il fallimento, di fatto sono intrappolate nella logica della profezia (nefasta) che si auto-avvera, bloccando sul nascere qualsiasi possibilità di vittoria spesso ancora prima di aver iniziato la partita.
La paura di fallire ci tiene apparentemente al sicuro nell’area di comfort del “mantenimento dell’acquisito”, lontano dall’assumerci un qualche rischio, ci fa sentire privi di risorse e potenzialità, tuttavia non ci permette di provare cose nuove, di fare nuove esperienze, di affrontare nuove sfide e dunque acquisire nuove informazioni. Il timore di non farcela, di non essere all’altezza di un compito o un ruolo, spesso ci sovrasta.
Il nostro vero nemico non è il fallimento, ma la paura di fallire che ci spinge a mantenere l’asticella sempre verso il basso, facendoci precludere la possibilità di acquisire una nuova consapevolezza e una maggiore esperienza, che chi non ha mai fallito non può avere. Gli errori fanno parte dell’apprendimento, aiutano a capire e ad andare avanti più velocemente grazie alle nuove informazioni acquisite che ci permettono di aggiustare il tiro. È molto più giusto considerare un fallimento come una prova che non è andata bene. Un giorno il CEO di un’azienda multinazionale per cui lavoravo, un manager di grande talento, durante uno speech dove ci spiegava del perché di un’acquisizione di un’altra compagnia, ci disse: “non so se questa acquisizione ci porterà tutti i vantaggi che ci aspettiamo, ma se è un errore, spero di sbagliare il più presto possibile affinchè possa avere questa informazione e migliorare la nostra strategia… C.B. cit.”
Le persone di successo non sono quelle che non tentano mai, né quelle che non falliscono mai, sono quelle che da ogni errore ne traggono un’esperienza formativa.
È vero, la nostra cultura ci mette piuttosto in guardia dal fallimento e come se non bastasse dà giudizi su chi fallisce o commette errori, con il risultato di occultare gran parte della saggezza che un fallimento è in grado di rappresentare. Però ci sono anche segnali incoraggianti come ad esempio nei college americani dove s’insegna ai propri studenti come affrontare il fallimento, oltre che a raggiungere il successo. Harvard ne è un esempio, infatti ha lanciato il Success Failure Project , ovvero una serie di iniziative per formare gli studenti ad accettare che a volte il fallimento ci può stare ed è inevitabile e che non è necessariamente una vergogna o un motivo per abbandonare i propri progetti, piuttosto un occasione di apprendimento per diventare grandi.

 

SZ

Sandro Zilli
sandro.zilli@yahoo.it

INNOVATION MANAGER - BUSINESS COACH

2 Comments
  • stefano
    Posted at 19:07h, 11 Dicembre Rispondi

    Condivido i contenuti dell’articolo fino a quando si tratta di scegliere il ristorante per la cena aziendale o decidere se invitare a cena la ragazza che ti piace. Tuttavia, a valle di una scelta professionale e imprenditoriale sbagliata non c’è solo il “semplice” fallimento dell’iniziativa ed i relativi risvolti psicologici, ma conseguenze economiche che hanno risvolti civili, amministrativi e a volte anche penali. Per alcuni è semplice decidere se, in caso negativo, si cadrà all’impiedi (investire una parte residua del capitale in una operazione più rischiosa, per esempio); ma se si tratta di questioni che decideranno il futuro tuo e della tua famiglia, a mio parere la soluzione non sta “semplicemente” nel non aver paura del fallimento.

    • Sandro Zilli
      Posted at 14:37h, 12 Dicembre Rispondi

      Ciao Stefano,
      Dinanzi alle situazioni importanti della nostra vita o come hai descritto, alle decisioni in ambito professionale che non ci permettono di tornare indietro, per non lanciarsi nel buio è sicuramente necessario fare le dovute considerazioni ed analisi aggiuntive per valutare il carico dei vari rischi, le difficoltà e gli ostacoli che si potrebbero presentare. Il mio suggerimento è quello di non porsi come giudici inflessibili di sé stessi, con l’ossessione patologica della convinzione che pensando e ripensando, arriveremo ad una “verità” assoluta che ci darà la certezza di non fare una sciocchezza e quindi ci renderà sicuri.
      E’ vero, un cambiamento in ambito professionale è sicuramente un azzardo, ma l’emotività che ne deriva (paura di sbagliare, di fallire, etc..) non deve diventare disfunzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi. semplicemente deve essere compresa e gestita per acquisire maggiori informazioni che ci aiuteranno a compiere le scelte giuste.
      Nel caso professionale che hai citato, mi sento di dire che quando il dubbio ci colpisce, non ci deve fermare, ma semplicemente indurre a ragionare su quale potrebbe essere lo step successivo. Se quello che immagini ti sembra un passo così grande da non poterlo completare, perché in ballo c’è il rischio di perdite economiche significative, suggerisco di ridurre il rischio dividendo lo step in tre o quattro sotto-passaggi. Quando si è motivati, la soluzione sono sicuro esce fuori: ad esempio si può trovare un business partner, oppure iniziare l’attività come un secondo lavoro, oppure fare una simulazione attraverso il business model canvas per valutare se l’idea funziona, dunque come dici tu, “la soluzione non sta semplicemente nel non aver paura del fallimento” Verissimo! Il tema è quindi che non saprai mai come andrà se non ci provi e ciò che importa è se alle prime difficoltà tu decida di non gettare la spugna e smettere di puntare al tuo obiettivo.

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