Acquisire competenze e mantenere il controllo del cambiamento

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Acquisire competenze e mantenere il controllo del cambiamento

C’è una storia interessante che può aiutare a comprendere come il cambiamento, seppur inevitabile, sia una delle cose più difficili da accettare. Nel 19° secolo, durante un esperimento, alcuni ricercatori americani hanno osservato che, mettendo una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldandola lentamente, la rana la trovava piuttosto gradevole e si adattava alla situazione. Quando l’acqua raggiungeva una temperatura troppo elevata, pur trovandola sgradevole, non aveva più la forza di reagire e saltare fuori e sopportava la situazione finendo “bollita“.

Questa metafora è utile per comprendere, sia quali possono essere le spiacevoli conseguenze di non accorgersi del cambiamento e sia la nostra tendenza ad adattarci a condizioni spiacevoli e deleterie senza reagire. Due mali che colpiscono spesso le culture organizzative di molte aziende che si comportano come se il cambiamento non le riguardasse e i vari fenomeni relativi l’innovazione tecnologica, l’evoluzione della società moderna, i concorrenti, i mercati, o altri fattori aziendali, fossero solo vaghe minacce dello “status quo”. Si finisce per adagiarsi in queste situazioni indefinite e procrastinando il momento giusto di agire. Non accorgersi in tempo dell’entità, della velocità e della direzione dei cambiamenti all’orizzonte, preclude inevitabilmente la percezione che il proprio ambiente sta cambiando, con conseguenze negative sulla capacità di reagire e recuperare il gap accumulato. Per continuare con la metafora della “Rana Bollita”, la lentezza delle risposte delle aziende di fronte a un cambiamento esponenziale le rendono bollite in un lampo.

Il cambiamento nelle organizzazioni

Con la trasformazione digitale, parlare di cambiamenti nel mondo delle imprese appare quasi una banalizzazione, qualunque imprenditore, manager o professionista, descrivendo il proprio settore, direbbe che la situazione è “in evoluzione”, ma poi spesso il cambiamento viene percepito come qualcosa che riguarda innanzitutto gli altri. Questo ovviamente è un errore e può costare caro a chi non si è accorto in tempo del cambiamento e della sua rapidità. Prendiamo il caso di Kodak che nel 1975 inventò la fotocamera digitale e nonostante tale innovazione non ha saputo cogliere il cambiamento e l’opportunità che il digitale poteva dare al suo settore. Nel caso specifico è stato dato spazio ad un mindset riluttante ad abbandonare il mercato tradizionale delle pellicole e non si è favorito il passaggio alla fotografia digitale. Avrebbe avuto senso una visione illuminata, di rottura, pronta a trasformare il paradigma del modello di business corrente dell’azienda, con un cambiamento che avesse previsto internet, lintelligenza artificiale, i robot, i big data e tutto quello che noi oggi siamo portati a definire come “il digitale”. Nessuno avrebbe impedito a Kodak di riconfigurarsi come grande azienda di condivisione sociale di fotografie come ha fatto Instagram. La notizia della bancarotta di Kodak è arrivata nel 2012, ovvero pochi giorni dopo l’annuncio che “l’applicazione dell’anno” per iPhone era Instagram, il nuovo social network di condivisione di fotografie destinato a far parlare di sé.

Il cambiamento è dunque una costante inevitabile della vita e soprattutto di quella di una impresa. Nel 513 a.C., L’antico filosofo greco Eraclito diceva che “non c’è nulla di permanente tranne il cambiamento”. Lo sappiamo da sempre, ed è ancora più vero nella società di oggi. Ma lo status quo, le abitudini consolidate e rafforzate col passare del tempo e la paura dell’incertezza, ci portano a resistere e quindi inevitabilmente a sprecare energie, soffrire e chiuderci alle nuove opportunità. Basterebbe uscire dalla propria comfort zone, assumere un mindset nuovo che permetta di accogliere la sfida degli eventi senza opporre resistenze ricordandoci che, se le circostanze esterne non possono essere modificate, allora noi possiamo scegliere il modo in cui agire al loro interno.

Appare evidente che il cambiamento è una variabile costante del processo evolutivo delle organizzazioni di successo, ma non è l’unica. Un ulteriore elemento che caratterizza l’attuale trasformazione digitale è la velocità con cui avvengono tali cambiamenti, che si presentano rapidi e dirompenti costringendo le aziende di ogni settore industriale a riconfigurarsi se non vogliono rischiare di sparire.

Digital Transformation

La trasformazione digitale dunque, non è un’opzione ma è una necessità di cambiamento per fare business in modo diverso, mediante una “visione’’ che conduca ad un nuovo modello operativo fondato sulla profonda integrazione tra piattaforme digitali, persone, luoghi e strumenti. Ciò porta come conseguenza il  sostanziale ripensamento dei processi aziendali, dei modelli di business e dell’intera customer experience che diventa il focus principale dell’azienda.

È necessaria la consapevolezza che l’innovazione non si limita all’integrazione della tecnologia in tutte le aree aziendali, ma si basa sulla significativa crescita culturale di tutto il capitale umano per superare gli ostacoli che possono generare delle resistenze nel processo di trasformazione. Si tratta di cambiamenti che portano fuori dagli schemi seguiti fino ad oggi e che riscrivono nuove regole, partendo dalle persone, passando per i processi per poi arrivare alle tecnologie.

Essere reattivi e rapidi, in questa era digitale, rappresenterà un aspetto sempre più cruciale poiché il cambiamento riguarda tutte le organizzazioni di qualunque settore e spingerà il business verso nuove dimensioni, mutando i confini tradizionali delle aziende, rendendoli a tratti indefinibili e paralizzando i competitor che non sapranno adattarsi.

Per meglio definire questo environment potremmo utilizzare un’espressione coniata nel 2005 dalla scuola di guerra degli Stati Uniti (US army war College). L’acronimo V.U.C.A. viene utilizzato per descrivere i moderni teatri di battaglia definendoli come volatili, incerti, complessi e ambigui e può essere benissimo applicato al contesto socio economico in cui operano le imprese:

  • V come Volatility (volatilità) Indica la Frequenza del cambiamento nell’unità di tempo che sta diventando sempre più elevata.
  • U come Uncertainity (incertezza) Si riferisce alla impossiblità di basarsi solo sul passato per prevedere il futuro data la sua mutevolezza.
  • C come Complexity (complessità) Suggerisce di non sottovalutare gli innumerevoli fattori interni ed esterni all’azienda da gestire contemporaneamente.
  • A come Ambiguity (ambiguità) Si riferisce alla poca chiarezza sugli eventi che diventano quindi difficilmente decifrabili e a volte incomprensibili.

 

In poche parole, ogni azienda deve acquisire nuove competenze per reinventarsi ogni giorno. Per fare ciò, necessita d’informazioni e dati certi in tempo reale, ma non basta, è fondamentale anche imparare a gestirli correttamente per mantenere il controllo del cambiamento.

 

SZ

Sandro Zilli
sandro.zilli@yahoo.it

Chief Digital Officer - Management dell'IoT e Industry 4.0

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